Un elogio alle erbe selvatiche: dalla fitoalimurgia al foraging

Una parte importante di questo blog sarà dedicata alle erbe spontanee. Le malerbe non hanno una buona nomea. Nascono ovunque e sono difficili da estirpare. Vengono classificate come  erbacce, piante parassitarie o infestanti e rappresentano qualcosa da combattere ed eliminare.  Sono una minaccia per le coltivazioni e divengono simbolo di degrado, incuria e abbandono. Crescono con violenza anche nelle condizioni estreme, non esiste anfratto in città senza la sua malerba. Per negare a loro il diritto d’esistere viene dispiegata una guerra senza pari, combattuta a suon di pesticidi che, inevitabilmente, hanno delle conseguenze molto gravi nell’ecosistema.

Ma queste erbe sono davvero così terribili?

Durante i millenni l’uomo ha sempre mantenuto un legame armonico con la natura consolidando, di fatto, un imponente patrimonio di conoscenza in campo officinale e alimurgico. Questi saperi sono stati tramandati e custoditi per secoli. Purtroppo, nella società odierna, poco è rimasto di questo prezioso scibile e ciò rappresenta una grave perdita della nostra memoria storica.

Pensate, per un attimo, a quanti esperti in erbe di campo conoscete? Non credo ce ne siano molti.

Esiste un preciso elenco di piante infestanti?

La catalogazione tra piante coltivabili o infestanti oggi è puramente discrezionale e soggettiva. Erbe un tempo considerate importanti hanno perso, oggi, completamente il loro valore. Alcune malerbe possono tornare alla ribalta perché soggette a mode, si pensi per esempio alla borragine, oppure sono famose giacché ingredienti fondamentali di qualche piatto tipico regionale.

In realtà, tutte le erbe spontanee sono un dono di madre natura e richiedono rispetto.

Le erbe di campo sono vivaci, forti e vitali, ricchissime di principi nutritivi e particolarmente belle. Certo, hanno un carattere un po’ ribelle e   difficilmente si lasciano dominare dall’azione dell’uomo. Nonostante gli innumerevoli tentativi di eradicazione, riappaiono sempre, come per magia, facendosi beffa dei loro aguzzini.

Confesso che, all’inizio, anch’io provavo per loro una sorta di repulsione. Non sopportavo l’idea di perdere tempo prezioso nel mio orto per estirpare inutili radici infestanti. L’aspetto che mi irritava maggiormente era che, dopo solo qualche giorno, erano già lì, in mezzo alle mie orticole, ben ancorate a terra con le loro  profonde radici  e  con aria di sfida   .   Poi, invece, ho incominciato a conviverci in maniera più serena e sono arrivata addirittura a coltivarle dedicandogli uno spazio vicino alle erbe aromatiche .

Penso che sia importante considerare le erbe spontanee, non solo come un problema, ma anche come una risorsa. Nel campo della fitoterapia e in particolare nell’ambito fitoalimurgico (conoscenza dell’uso delle specie vegetali e erbe spontanee a scopo alimentare) abbiamo ancora molto da esplorare  e sperimentare .

Pensate a quanto può essere affascinante un campo di erbe selvatiche e a quanta generosa ricchezza e biodiversità possiamo attingere.

Perché, allora, non provare a fare del foraging ovvero l’attività di raccogliere cibo spontaneo vegetale esplorando il territorio?

Trovo che questa sia un’attività straordinariamente appagante,  in grado di rafforzare il nostro legame con la natura  e di integrare ad   una sana attività fisica,    antiche  conoscenze. È occasione, inoltre, per scoprire sapori nuovi e aromi particolari. Purtroppo, non ci si può improvvisare raccoglitori e per svolgere questa attività con consapevolezza è  importante conoscere molto bene quello che poi si andrà a consumare. Non è importante conoscere molte specie, ma incominciare a distinguerne qualcuna potrebbe rappresentare un buon inizio.

Al di fuori delle erbe spontanee più comuni, come l’ortica e il tarassaco, riconoscere una pianta selvatica è un’operazione però complessa. Tante specie si assomigliano e possono trarre in inganno occhi non esperti. Si pensi per esempio all’equiseto che, a secondo della specie, arvense o  palustris, può essere edibile  o tossico , oppure alla carota selvatica molto simile alla pericolosissima cicuta . Inoltre, molte piante, apparentemente innocue, possono far male, secondo le circostanze e delle quantità che s’ingeriscono (prestate sempre molta attenzione alle dosi) , delle parti  che si consumano (non tutte le parti della stessa pianta possono essere commestibili)  e delle modalità di conservazione o cottura (pianta secca o fresca) . Non sono nemmeno da sottovalutare  i periodi di raccolta . Dalla stessa pianta possiamo raccogliere parti diverse a secondo  del periodo . Pensiamo, per esempio, al tarassaco, le sue radici mantengono il massimo delle proprietà durante la stagione fredda, mentre le foglie verdi andrebbero colte prima della fioritura. Attenzione anche ai vostri animali, alcune piante che per noi non sono tossiche, lo può essere invece per loro e viceversa.

Per evitare di incappare in erbe tossiche e velenose è importante essere certi di quello che poi si andrà a mettere nel piatto. Con le piante spontanee non si scherza il rischio, come per i funghi, è la morte. Cercate prima di tutto di identificare le piante velenose e se non siete sicuri di una varietà, non raccoglietela.  La fitoalimurgia non s’impara dall’oggi al domani, ma richiede tempo, molta pazienza e una buona dose di passione .

Durante la vostra attività di foraging prestate attenzione a non prendere erbe in aree dove è vietata la raccolta (es. nelle Riserve Naturali) o a estirpare specie protette dalle leggi locali. E’ importante, per il rispetto della biodiversità e della riproduzione, assicurarci, per quanto possibile, di raccogliere solo una parte della pianta in modo da lasciarne altre sul posto per garantirne la sopravvivenza. Al contrario di quanto si pensi non tutte le piante spontanee sono robuste e resistenti. Non strappate, quindi, le radici se ciò non vi serve e tagliate con una forbice solo lo stretto indispensabile. Scegliete solo le piante che crescono in abbondanza, e non raccogliete nessuna pianta intera. Non bisogna mai raccogliere più del 5 % di una particolare pianta .   I cesti o i sacchi di stoffa sono raccoglitori ideali perché permettono traspirazione e agevolano la dispersione dei semi. La plastica non è adeguata perché può creare condensa e formazione di muffe. Dovrete prestare anche molta attenzione a non raccogliere erbe sui bordi delle strade o in zone vicine a fonti d’inquinamento (canali di scolo, allevamenti animali, discariche, aree industriali, ecc.), non cogliete piante malate o ammuffite ed elaborate la raccolta immediatamente al rientro cucinandoli o predisponendoli per la conservazione.

Come possiamo praticare questa attività in modo sicuro ed esente da rischi ?

La risposta più ovvia è quella di farvi seguire da un esperto.   Certamente, farsi aiutare in questo modo può rappresentare un valido aiuto.  Non è però facile trovare persone che possiedono questi saperi e che siano disposti ad accompagnarci. Possiamo sicuramente affidarci a dei corsi sulla raccolta di erbe spontanee. Non ce ne sono molti, purtroppo, e comunque, anche un corso potrebbe non essere sufficiente così come l’affidarsi a internet o a libri del settore non garantisce una piena conoscenza e riconoscibilità delle erbe che andremo a cogliere. Non pensate, nemmeno per un attimo, di poter riconoscere la pianta da un video o da un disegno o da una fotografia. Dovete vederla con attenzione dal vivo e possibilmente osservarla nelle varie fasi vegetative. State anche molto attenti alle app sui cellulari. Non sono completamente affidabili e noi abbiamo bisogno di certezze .

Sembrerebbe non esserci molta speranza per chi voglia intraprendere in modo dilettantistico la raccolta di erbe selvatiche.  Allora che fare?

Mi sento di dare un suggerimento che nasce dalla mia esperienza. Da anni cerco una guida veramente competente che mi possa accompagnare personalmente sul posto e darmi tutte le nozioni necessarie. L’utilizzo di buoni libri di botanica non ha sicuramente soddisfatto le mie esigenze. Ho frequentato anche diversi corsi che si sono rivelati molto utili, ma inevitabilmente non esaustivi. Io volevo conoscere meglio le tutte le erbe che mi interessavano. Ho pensato allora che l’unico modo era di coltivarli nel mio giardino. Consiglio vivamente a tutti di fare questa esperienza. Si può procedere alla coltivazione del seme anche in vaso. Incominciate a studiare e approfondire le piante che v’interessano e che non conoscete, acquistatene i semi in un vivaio e piantatene qualcuno nella terra. State sempre molto attenti a comprare erbe edibili. Controllate bene la confezione. Potrete così osservare il processo vegetativo della vostra pianta e tutte le sue fasi di crescita. Fate delle foto, e se ne avete voglia, essiccate qualche piantina, selezionatela e catalogatele in un vostro erbario.  Integrate l’osservazione diretta con le nozioni di buoni libri di botanica per approfondire i principi terapeutici e gli aspetti alimurgici.  A questo punto, ritrovare la vostra erba in un campo sarà molto semplice e istintivo. Una volta identificata in uno spazio aperto, sarà difficile da dimenticare.   Tenete presente anche il luogo, perché se non saranno praticate azioni violente di eradicazione o diserbo, la vostra piantina la ritroverete nello stesso posto anche negli anni a venire.   Se, invece, nella vostra zona la varietà che cercate non è presente potrete continuare al coltivarla.

Mi capita spesso di non trovare nel mio territorio alcune erbe che ricerco per la mia cucina e quindi procedo, in questi casi, alla coltivazione diretta.

Già nel mese di gennaio possiamo incominciare a preparare un semenzaio per le prime erbe selvatiche.

Nel mese di  febbraio   voglio provare, per la prima volta, a coltivare l’aglio orsino. E’ una specie che non conosco  bene e potrebbe essere un ingrediente importante per la mia cucina visto il suo caratteristico odore di aglio. La semina è possibile da gennaio a marzo e da settembre a dicembre e la fioritura avverrà tra aprile e giugno. Un’altra specie che seminerò nello stesso mese  sarà la malva. Specie che conosco benissimo e utilizzo molto, ma che purtroppo è molto diffusa dalle mie parti solo lungo i cigli della strada e in ambienti inquinati. Ho deciso pertanto di coltivarla. Ovviamente, visto la stagione, per entrambi le  specie la coltura avverrà in semenzaio e non in campo aperto. Ve ne parlerò nei prossimi post.

2018-02-12T20:11:40+00:00