I campi di maggio – raccolta di erbe spontanee (prima parte)

La leggera brezza di questi giorni ha diffuso nell’aria il profumo inebriante della primavera; una nota balsamica talmente intensa da stordire i sensi. Aspetto sempre questo momento con trepidazione e quando arriva è così effimero e avido da non concedermi il tempo di una fotografia. Avrei voluto parlare dei campi di marzo e raccontare dei primi timidi germogli del sottobosco, ma siamo già a maggio e con la complicità di giornate intensamente soleggiate, molte erbe sono già in fiore, concedendomi poco spazio alla raccolta e alla descrizione. Il suolo è dissetato e camminando nell’erba fresca e quasi croccante , arriva chiaro ai sensi l’aroma profondo della terra. Mi appago respirando il tepore di quest’aria leggera, mentre contemplo gli spiccanti cromatismi di questi ammiccanti   prati fioriti. I capolini del Tarassaco dondolando si contendono, con le inflorescenze dei Ranuncoli,  il giallo più dorato, mentre indifferenti, i corimbi dei Ciliegi selvatici sprigionano i loro oli essenziali nell’area, per attrarre qualche imenottero. Le ombre si allungano, mettendo il luce il disegno dei fili d’erba scolpiti all’orizzonte da un cielo nitido e terso. Dura sempre troppo poco, un battito di ciglio e già i soffioni si disperdono pronti a fecondare un nuovo terreno.

E’ con evidente ritardo che mi accingo ad elencare qualche erba di campo della mia zona del periodo, rimandando ai prossimi post descrizioni più approfondite su ogni specie e inevitabilmente, alla prossima primavera, una  raccolta fotografica più accurata.

Ricordo che, da  semplice appassionata e non da specialista del settore, mi limito a raccontare quanto appreso da autodidatta, pertanto, quanto riportato, nonostante la mia scrupolosa attenzione, potrebbe essere soggetto ad  imprecisioni o errori. L’invito è sempre quello di procedere ad una documentazione ulteriore per la conoscenza della pianta e di evitare scrupolosamente la raccolta di erbe poco conosciute ai fini di evitare di incorrere in piante tossiche o velenose. Se siete interessati al forenging   e volete qualche consiglio su come approcciarvi al mondo della raccolta delle erbe spontanee  vi rimando ad mio  precedente post che tratta l’argomento http://www.gliaromettidivania.blog/2017/12/18/erbe-selvatiche/.

Incomincerò con questo post a elencare alcune erbe  spontanee ed  edibili che si trovano nella mia zona in questo periodo e che io utilizzo nella mia cucina. Molte sono conosciute ed apprezzate, altre purtroppo,  poco valutate soprattutto in campo culinario e considerate al contrario infestanti. E’ importante ridare a loro voce riconoscendo alle stesse  il diritto d’esistere. Incominciamo.

Taraxacum Officinale (Tarassaco o Dente di Leone)

Questa pianta non ha bisogno di presentazioni giacché è molto diffusa e conosciuta. Il suo nome scientifico deriva dalla lingua araba ed ha il significato di “cicoria”, mentre il termine “officinale”, di derivazione latina, sta a significare il suo impiego terapeutico. Tra le sue numerose proprietà abbiamo la sua nota azione diuretica e depurativa . Le sue foglie hanno un gusto leggermente amarognolo e si possono gustare, sia cotte che crude, già da marzo. E’ preferibile raccoglierle prima della fioritura per assaporarne al meglio la croccantezza e il sapore. Anche i boccioli sono commestibili e, messi a marinare, si trasformano in una leccornia per i palato. Nel giro di qualche giorno gli splendidi fiori gialli del tarassaco si trasformano in soffioni che daranno luce  a nuove produzioni fino al periodo autunnale. Durante l’inverno possiamo invece consumarne le radici e utilizzarle anche attraverso decotti.

Plantago Lanceolata (Piantaggine minore)

Le possiamo trovare ovunque. Le conosciamo sicuramente, ma in pochi le annoverano tra le erbe edibili. In realtà la piantaggine non è solo molto buona, ma è anche ricca di principi nutritivi e di proprietà. In cucina può essere utilizzata fresca oppure lessata con altre verdure. Va benissimo anche per un pesto e alle minestre dona un bel colore verde. Nella mia zona è conosciuta anche come   “lingua di gatto”, sono comunissime e reperibile in grande quantità per gran parte dell’anno. La raccolta può essere effettuata senza paura di compromettere la specie per la notevole diffusione . Si raccolgono le foglioline centrali della rosetta finché non sono troppo grandi e coriacee.

Plantago Major (Piantaggine maggiore)

Valgono le stesse caratteristiche della Piantaggine Lanceolata

Hypochaeris Radicata ( Piattello o Costolina)

Detto anche Rosone ,  è una piantina perenne a forma di rosetta basale. Fiorisce nel mese di  maggio. Si raccolgono le foglie staccandole dal colletto in modo da permettere alla piantina di rimetterne di nuove. Il periodo di raccolta migliore è quello prima della fioritura. Si può gustare cruda o leggermente sbollentata. Anche il  bocciolo è commestibile.

Rumex Acetosa (Acetosa)

Il nome del genere deriva da rumex cioe “ lancia” in riferimento alla forma appuntita delle foglie,mentre il nome della specie acetosa si riferisce al sapore acidulo delle foglie. Le foglie giovani si raccolgono tra marzo e aprile. La pianta ha proprietà antiinfiammatoria, depurativa diuretica e rinfrescante. In cucina le foglie sono buone crude per insaporire le insalate oppure lessate per minestre e sformati. Attenzione a non consumarla in dosi eccessive in quanto la pianta è ricca di ossalati e può causare intossicazioni . Non deve essere assunta da chi soffre di alcune patologie come gotta, calcoli e reumatismi.

Oxalis Acetosella (Acetosella)

Si trova in terreni fertili e ricchi di umidità ,in zone ombrose e nel sottobosco. Le foglie si raccolgono durante la fioritura quando il loro potere balsamico è al culmine. Il periodo migliore per la raccolta è tra la fine di aprile e giugno. In prossimità di un temporale le foglie si rialzano preannunciando al contadino l’arrivo della pioggia. Il nome deriva dal greco oxys che significa acido, indicando  il sapore acidulo delle sue foglie. Possiede proprietà   depurative , diuretiche e rinfrescanti. In cucina si utilizza per insaporire le pietanze al posto del limone. Le foglie si consumano sia cotte che crude, ma per il loro alto contenuto di acido ossalico è opportuno , come nel caso dell’acetosa, non abusarne.

Silene Vulgaris (Stridoli)

Il nome discenderebbe dal greco “Selene” che significa Luna, in riferimento a quelle erbe, dello stesso genere, i cui fiori si aprono di notte. Non risultano utilizzi in fitoterapia , ma la Silene è una erba molto ricercata in cucina per il suo particolare sapore. I giovani germogli si raccolgono asportandoli ad una lunghezza di 5 o 6 cm in primavera, tra marzo e aprile,  prima che compaiano i boccioli  floreali che, una volta schiacciati tra le mani,  scoppiettano. Si può consumare sia cotta che cruda e si presta alle più svariate preparazioni. Attenzione,  prima della fioritura, a non confonderla con la Saponaria, una pianta tossica. Le foglie della Silene strofinate tra le mani emettono dei suoni particolari e unici, cosa che non si verifica con le foglie della Saponaria.

Urtica Dioica (Ortica)

Non è di certo una pianta molto amata visto il suo potere orticante. Il suo nome, originario latino,  significa infatti “bruciare”. Tanto difficile da raccogliere e cucinare,  quanto poi buona da mangiare. Va benissimo   per i  risotti, negli  gnocchi, nelle minestre e frittate o come condimento per la pasta  Qualcuno la mangia anche cruda in insalata, in quanto una volta lavata perde il suo potere orticante. Io preferisco evitare, non si sa mai. L’ortica possiede, inoltre, proprietà astringenti, depurative e diuretiche. Non esistono problemi di raccolta data la sua diffusione. E’ bene raccogliere tutta la piantina finché è giovane e succosa, i getti apicali sono i migliori da consumare.

Malva Sylvestris (Malva Selvatica)

E’ una delle prime piantine che ho riconosciuto. Andavo a raccoglierla con mia madre da piccola, per fare dei decotti antiinfiammatori, ma questa pianta vanta anche proprietà emollienti e calmanti. I giovani germogli si consumano sia cotti che crudi e si prestano a numerosi abbinamenti in cucina. Nelle insalate miste l’aggiunta di qualche fiore di malva rallegra e impreziosisce. Si trova facilmente ma, purtroppo,  spesso la trovo sui cigli delle strade e quindi in posti inquinati, per questo motivo ho preferito quest’anno coltivarla nell’orto.

Lamium Album (Falsa ortica bianca)

Molti la confondono con l’ortica, ma non appartiene  alla stessa famiglia. La differenza fondamentale è che questa piantina non punge, il che è un grande vantaggio. La trovo una piantina molto bella ed elegante  con i  fiori bianchi labiati Questo vegetale agisce come pianta officinale esercitando un’azione emostatica, vasocostrittrice ed antiinfiammatoria. In cucina non è molto conosciuta e utilizzata , i giovani germogli e le foglie tenere possono essere consumate crude in insalata oppure aggiunte a minestre.

Lamium Porpureum (Falsa ortica purpurea)

Presenta le stesse    proprietà del Lamiun album e gli stessi impieghi in cucina. E’ molto diffusa nella zona. Il  colore dei suoi fiorellini attira api e insetti.  Succhiando la parte terminale del piccolo fiore,  assaporerete una micro gocciolina di nettare dolce è infatti conosciuta anche con il nome di “dolce miele”.

Viola Odorata (Viola mammola)

E’ bella, profumata e saporita. Si utilizzano fiori e foglie raccolte tra marzo e aprile. Vanta proprietà emollienti, antisettiche,diuretiche e rinfrescanti. In cucina si possono consumare le foglie più tenere in insalata, guarnendo la pietanza  con i suoi fiori che sono molto profumati. I fiori si prestano anche  ad essere canditi per decorare dolci.

Trifolium pratense (Trifoglio dei prati)

Si usa la piantina intera con foglie e fiori e si può raccogliere senza limitazione , visto la diffusione. E’ un’ ottima erba edule  con la quale si possono preparare gustose e nutrienti insalate. Va benissimo nelle minestre , mentre i fiori possono essere anche gratinati e serviti come accompagnamento alle misticanze. Il periodo giusto di raccolta è proprio questo.

Stellaria media o Centocchio comune

La stellaria è una piccola pianta selvatica molto diffusa ed è popolare per le sue molteplici virtù. E’ una delle prime piante a spuntare dopo l’inverno ed è considerata un alimento rinfrescante , disinfiammante e decongestionante e diuretico. L’uso in cucina non è molto conosciuto e prevede l’impiego delle cimette per insalate frittate o minestre. Attenzione a non confonderla con la Mordigallina prima della fioritura. Per differenziarla con questa pianta non commestibile dovete controllare il fusticino che deve essere rotondo e con peletti. Le piante saranno facili da distinguere dopo la fioritura.

Humulus Lupulus (Luppolo)

Detti anche Bruscandoli, i getti apicali sono molto conosciuti e utilizzati in cucina. I giovani getti vengono consumati per insalate, frittate , ripieni, zuppe ecc.. Possiedono proprietà analgesiche, digestive e diuretiche. In estate compaiono i fiori composti da bratee che formano coni dal colore verdognolo

Capsella Bursa Pastoris (Borsa del pastore)

Capsella significa piccola scatola in latino, in riferimento alla forma dei frutti che ricordano le bisacce dei pastori. E’ una pianta diffusissima. Le giovani foglie della rosetta basale possono essere consumate sia cotte che crude . I frutti possono essere usati come aromatizzanti . Provate a staccarne uno e a sentirne il sapore leggermente acidulo.  Vanta proprietà antisettica , astringente, diuretica.

Alliaria Petiolata

Pianta molto comune che emana un caratteristico odore di aglio. Ha proprietà espettoranti e diuretiche, cicatrizzante. In cucina si usa al posto dell’aglio nelle insalate

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2018-08-23T20:15:04+00:00